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GDPR: le conseguenze per la Svizzera e qualche dubbio

Se avete letto anche una sola delle decine di email che avrete certamente ricevuto dopo la sua entrata in vigore, saprete che è attivo in tutti gli stati dell’Unione Europea il General Data Protection Regulation (GDPR, che in italiano sta per Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati).

Data l’autorità che lo ha stabilito si potrebbe pensare che questa serie di norme non si applichino in Svizzera, ma incredibilmente non è così.

Per i dettagli sul contenuto del regolamento, rimandiamo al sito ufficiale dell’Unione Europea. Ma cerchiamo piuttosto di ripercorrere i passi che hanno portato a questo ennesimo frutto della burocrazia europea.

La storia parte da lontano

La storia ci insegna che l’Europa è da sempre la culla delle più grandi innovazioni tecnologiche introdotte da menti come quella di Leonardo, Gutenberg, Galilei, Newton, Pasteur, Volta, Tesla, Meucci, Watt, Faraday, Diesel, Nobel, Einstein, Marconi e si potrebbe continuare per ore. Questa tradizione scientifica sembra essersi ridimensionata negli ultimi decenni. Le politiche degli stati membri dell’UE sono state restie ad entrare nel paradigma economico e tecnologico del terzo millennio, rimanendo legate soprattutto ad agricoltura ed industria. USA ed estremo oriente hanno naturalmente riempito questo vuoto, spartendosi il nuovo mercato: gli uni puntando sul software, gli altri sull’hardware.

Questo ha creato un problema. Perché lasciare il mondo del software, da cui dipendiamo quotidianamente, in mano ad aziende di un solo paese è rischioso. Aziende come Google, Apple, Microsoft, Facebook e Amazon sono cresciute a livelli fenomenali ed hanno conquistato interi settori economici fino a diventarne leader. Normalmente una domanda di servizi basati sul web in così rapida crescita e un’offerta limitata a pochissimi player, stimolerebbe la nascita della concorrenza. Ma per intaccare un monopolio così solido come quello dei colossi americani ci sarebbe bisogno di sovvenzioni e il bilancio europeo non lascia intravvedere spazio per questo genere di strategie.

Ed è così che sull’onda dello scandalo dei dati abusati da Cambridge Analytica, si è trovato un nuovo modo per porre una barriera ai colossi di internet nel mercato europeo.

Perché il GDPR ci lascia perplessi

Se da un lato siamo pienamente d’accordo sulla necessità di regolare il trattamento dei dati di tutti gli utenti, per proteggere in particolare gli elementi più deboli della società, dall’altro il nuovo regolamento dell’Unione Europea non ci convince appieno, per due motivi in particolare:

1 – Introduce una serie di complesse procedure per la protezione e manipolazione dei dati che devono essere certificate. Questi vincoli si applicano a tutti i soggetti e tutte le aziende di qualsiasi dimensione, mettendo quindi sullo stesso piano Facebook e la nostra pizzeria di fiducia che vuole inviarci per mail il nuovo menù. Stranamente però non coinvolge i governi degli stati, che invece manipolano e gestiscono una mole impressionante di dati dei propri cittadini.

2 – Coinvolge anche la Svizzera perché riguarda i dati dei cittadini europei indipendentemente dalla sede dell’azienda che effettua il trattamento dei dati. Quindi se un cittadino europeo entra su un sito svizzero, i suoi dati devono essere trattati secondo la GDPR europea. Questo tipo di estensione di un regolamento non ha precedenti e ci sorgono molti dubbi sull’applicabilità e le possibilità di controllo da parte delle autorità.

Per saperne di più sulle ripercussioni dirette del GDPR sulle aziende in Svizzera consigliamo il relativo articolo sul sito dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza.

Altrimenti approfondisci i casi in cui il GDPR si può applicare alle aziende in Svizzera.

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